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venerdì 23 dicembre 2011

Il Denario

Introduzione

Il denario fu la principale moneta di Roma antica.
Intorno al 300 a.C. i romani vengono in contatto con la civiltà greca del sud Italia.
Nelle relazioni con le città della Magna Grecia, dove venivano utilizzare monete in argento di derivazione greca, le monete in bronzo avevano un valore insufficiente per gli scambi commerciali.

 La storia
Nel 211 a.C., durante la Seconda guerra punica, fu battuta una moneta dal valore di 10 assi chiamata "denario", il cui nome significa appunto "contiene dieci".
Nelle prime emissioni al dritto veniva riportata la testa di Roma con elmo alato e crestato, mentre al retro erano raffigurati i gemelli dei Dioscuri a cavallo con la legenda ROMA.
Inizialmente si scelse l'argento perché si riteneva che le monete d'oro racchiudessero un valore troppo alto in un volume troppo piccolo. Non a caso i romani esigevano che i popoli vinti pagassero il bottino di guerra in monete d'argento ed era considerato un trattamento di favore autorizzarli a usare monete d'oro.

Il tempo
La moneta romana d'argento alla base dell'economia di Roma fu   il denario, coniato a partire dal 268 a.C..

I protagonisti
Ottaviano Augusto nel 23 a.C. riordinò il sistema monetario anche per farlo corrispondere alla vastità e alla ricchezza dell’impero, fondandolo sull’oro e sull’argento e cercando di riportare il valore intrinseco delle monete vicino al loro valore nominale.


Le immagini
         denario, zecca di Roma, 209 a.C. 

denario denario

Gli eventi
I denari vengono datati al 211 poiché denari fior di conio sono stati rinvenuti, durante scavi archeologici, nella città siciliana di Morgantina, e siccome questa città venne distrutta proprio in quell'anno, durante la seconda guerra punica, si è perciò ipotizzato che quelle monete siano state coniate in quell'anno o poco prima.

Il valore
I primi denari pesavano 4,55 g, quanto 1/72 di libbra romana,
valore di 10 assi chiamata "denario", il cui nome significa appunto "contiene dieci".

 Il suo valore iniziale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g). Nel 217 a.C. il denario fu rivalutato a 16 assi, a seguito della riduzione del valore di quest'ultimo. Sebbene il denario fu il riferimento dell'economia romana dalla sua introduzione fino alla fine della sua coniazione alla metà del III secolo DC, la sua purezza e peso andarono lentamente riducendosi


Moneta Valore sul denario Valore sull'asse Marca
Denario 1 denario 10 assi X
Quinario 1/2 denario 5 assi V
Sesterzi 1/4 di denario 2,5 assi IIS e successivamente HS

giovedì 3 novembre 2011

denario

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Il denario

Il denario venne introdotto abbastanza tardi a Roma, dove l'inizio della monetazione avvenne grazie all'asse ed al suo sistema basato sul bronzo. L'espansione dei commerci verso la Magna Grecia e l'oriente, però, imponeva l'uso di monete con valore intrinseco maggiore e quindi in argento.
Il primo passo verso l'utilizzo a Roma di monete in argento fu la coniazione di didracma, che però era una moneta d'argento di derivazione dal sistema basato sulla dramma utilizzato nelle colonie della Magna Grecia.
La prima moneta d'argento derivata dal sistema monetario romano basato sull'asse fu il denario, con un valore pari a 10 assi ed un peso di circa 4.5 grammi (1/72 di una libbra Romana). Il suo nome, infatti,  deriva da "deni" che significa "per dieci", valore indicato sul fronte della moneta dalla marca "X".
denario denario
Anche per il denario, come per l'asse, la data di emissione è ancora discussa, ma la collocazione temporale più comunemente accettata è nel periodo delle prime due guerre puniche (prima 264-241 a.C., 218-202 a.C. ), per poter gestire le consistenti spese derivanti alla guerra con i cartaginesi.
Nelle prime emissioni al dritto veniva riportata la testa di Roma con elmo alato e crestato, mentre al retro erano raffigurati i gemelli dei Dioscuri a cavallo con la legenda ROMA. In età successiva i soggetti erano per lo più legati alle famiglie aristocratiche dei magistrati monetari, come strumento di propaganda politica. Verso la fine del periodo repubblicano, poi, le immagini utilizzate furono direttamente quelle dei principali personaggi della vita pubblica romana.
Verso la fine della repubblica ci fu un'evoluzione del denario con l'introduzione del serrato (da serrare, che significa segare), che presentava i bordi seghettati, sia per impedire la tosatura, cioè l'asportazione di metallo dai bordi della moneta, sia per mostrare che la moneta stessa non fosse prodotta con un'anima di metallo meno prezioso.
A causa della progressiva diminuzione del valore dell’asse, nel 118 a.C. il denario fu rivalutato portandone il valore a 16 assi, come indicato dalla marca "XVI" sul dritto della moneta: le tre lettere sono scritte una sopra all'altra, in un monogramma che somiglia ad un asterisco.

Denario

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 Denario

La moneta d'argento che costituì l'ossatura dell'economia romana fu il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al 211 a.C.; il suo valore iniziale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g), ed aveva come frazioni il quinario (1/2 denario) ed il sesterzio (1/4 di denario). Il denario fu poi rivalutato a 16 assi, facendo seguito alla riduzione del valore di quest'ultimo.
Il denario rimase la moneta più importante del sistema monetario romano fino alla riforma monetaria di Caracalla, all'inizio del III secolo, quando fu di fatto sostituito dall'antoniniano.
Venne anche coniata un'altra moneta d'argento, il vittoriato con un valore pari a 3 sesterzi, di scarsa diffusione e usata quasi esclusivamente nei commerci con i Greci dell'Italia meridionale prima, e con le Gallie dopo.
Accanto al denario furono battute monete in bronzo: l'asse e le sue frazioni.
La produzione di monete in oro (aureo) avvenne in maniera estremamente sporadica prima della conquista della Gallia (e delle sue miniere) da parte di Giulio Cesare.
Le prime emissioni di aurei, ricalcando anche in questo caso il sistema monetario greco per facilitare gli scambi con il sud dell'Italia e con l'Oriente, si ebbero nel 286 a.C. (con un peso per l'aureo di 6,81g) e nel 209 a.C. (con un peso di 3,41 g).
I primi aurei realmente romani vennero coniati nell'87 a.C. da parte di Silla (con un valore di 1/30 di libbra, 9,11 g), seguiti da emissioni nel 61 a.C. da parte di Pompeo (con un valore di 1/36 di libbra, 9,06 g), nel 48 a.C. da parte di Cesare (con un valore di 1/38 di libbra, 8,55 g) ed ancora nel 48 a.C., sempre da parte di Cesare (con un valore di 1/40 di libbra, 8,02 g).
Denario anonimo

Al diritto del denario è raffigurata la testa di un'amazzone con elmo attico e visiera rialzata, i lineamenti austeri ed inespressivi, alle orecchie pendenti di foggia sempre diversa. Le chiome dell?amazzone che fluiscono fuori dall?elmo. Alla tempia, all?altezza del perno della visiera si stacca un?ala decorativa, allegoria d?intelligenza. Lungo la linea mediana dell?elmo campeggia un grifone da corpo crestato, di cui è ben visibile soprattutto la testa, talvolta fortemente stilizzata.. Il corpo del grifone è crestato, talvolta in modo stilizzato. Al collo dell?amazzone è spesso osservabile una collana di varia fattura. Dietro il capo il segno del valore X (X= 10 assi). Al rovescio i Dioscuri a cavallo lancia in resta verso destra in una notte stellata, riferimento alla battaglia del lago Regillo, volta in favore dei romani dall?arrivo, sul far del crepuscolo, dei divini gemelli. In esergo ROMA. Un argomento discusso è l?identità dell?amazzone raffigurata sui primi denari repubblicani. La scritta ROMA in esergo del rovescio sembra suggerire che si tratti di una personificazione dell?Urbe, rappresentata come una donna in abiti guerreschi. Tuttavia la parola ROMA si trova al rovescio, in esergo sotto i dioscuri, e quindi non necessariamente costituisce la didascalia del diritto. Le prerogative della figura sarebbero compatibili con Minerva/Atena. Atena era comune sulle monete delle colonie magno greche, come Turi, Eraclea o Velia. Minerva era già comparsa in precedenza su monete romane, anche se in genere presentava l?elmo corinzio.
Mattingly identifica nell'amazzone Bellona, mortifera dea della guerra, circondata dalle spoglie dei nemici uccisi. Tuttavia non sussistono elementi significativi a sostegno di questa ipotesi. Un'antica interpretazione vede addirittura raffigurata nel denario Rhome, la schiava troiana condotta da Enea nel Lazio, dal cui nome taluni videro tratto il nome della città.
Crawford  propende nettamente per la personificazione di Roma. Vengono portati a favore elementi come il ritrovamento di cammei con la scritta AVE ROMA in esergo a raffigurazioni pressoché identiche alla donna guerriera presente sul denario.
In un momento ancora imprecisato del III secolo aC (269 secondo la teoria tradizionale, 211 secondo la teoria media), Roma attuò una svalutazione della sua moneta d?argento, il didramma.
Fu coniata una moneta d'argento del peso di 4,5 gr. Dato che la moneta valeva dieci assi, fu chiamata denario (dena = dieci) e fu contrassegnata dal segno di valore X.
Quale corollario dell'emissione del denario vi fu l'emissione di un nuovo asse svalutato, a riduzione sestantale. Il denario ebbe talmente fortuna che fu coniato per altri 500 anni e, di fatto, segnò la nascita e il declino della grandezza di Roma.  Più di ogni altro nominale il denario caratterizzò la monetazione di Roma, né il sesterzio né l?aureo ebbero lo stesso peso nella vita dei romani e nei loro commerci.
Il denario fu il dollaro dell?antichità e la spina dorsale dell?economia romana.

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Il Sistema del Denario



Il denario si articolò in questo semplice sistema:
 Nominale
Segno di valore
valore in assi
peso
Argento



Denario
X
10
4,55 gr
Quinario
V
5
2,10 gr
Sesterzio
IIS
2,5
1,09 gr
Rame



Asse (sestantale)
I
1
54 gr
Semisse
S
0,5
27 gr
Triente
????
0,3
18 gr
Quadrante
???
0,4
13,5 gr
Sestante
??
0,6
9 gr
Oncia
?
0,12
4,5 gr
Emissioni auree furono sporadiche (oro del giuramento, oro marziale) con il segno di valore rispettivamente di 60, 40 e 20 assi.




Denario, segno di valore X;

 
Quinario, segno di valore V;


Sesterzio, segno di valore IIS (ovvero 2 assi e 1 semis)