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giovedì 3 novembre 2011

L?aes grave: la tecnica della fusione

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4 - L?aes grave: la tecnica della fusione


 
Sia l?aes signatum che l?aes grave erano ottenuti colando rame fuso in stampi. La tecnica della fusione presentava indubbi vantaggi: era molto spiccia, non richiedeva mano d?opera altamente specializzata e permetteva di saltare la fase preparatoria della preparazione dei tondelli, molto lunga. D?altro canto le monete fuse presentavano altrettanti svantaggi: le monete avevano pesi molto variabili, presentavano dei rilievi attenuati e poco chiari ed erano facilmente falsificabili. Inoltre risultava impossibile, una volta raffreddata la moneta,  correggere eventuali sproporzioni nel peso. La scelta di questa singolare tecnica, indubbiamente un po? primitiva, risiede nel fatto che nominali di grosse dimensioni (una o pi? libbre) non sono ottenibili con la tecnica della coniazione. Inoltre crediamo che lo spirito pragmatico dei romani prediligesse una produzione semplice, priva di fronzoli, per cos? dire ?virile?.


 
Valve per stampi in verticale


 
L?aes signatum era fuso in stampi singoli. L?aes grave invece in stampi multipli. Questi ultimi potevano possedere forme diverse. Il modello pi? semplice consisteva in due valve da unire entro cui colava il metallo fuso in forme sovrapposte verticalmente una sull?altra, in modo che il metallo fuso riempisse tutti gli stampi passando da adeguati canaletti tra forma e forma.  Lo stampo era tenuto verticale, il rame fuso colato dall?alto, attraversava tutti gli stampi riempiendoli tutti partendo da quello pi? basso. Una volta raffreddato il metallo, i pezzi venivano staccati l?uno dall?altro con delle cesoie. Il segno tangibile di questa tecnica ? la presenza di due codoli di fusione a 180? sul bordo della moneta: uno per l?ingresso del metallo fuso, l?altro per la sua fuoriuscita fino al riempimento. Spesso queste troncature sono grezze e deturpano il bordo della moneta.

 
        
Aes rimasto attaccato al grappolo di fusione (da Haberlin)           Grappolo di fusione (Marocco 1263 dC)

Un altro metodo prevedeva uno stampo a grappolo, cui gli stampi erano attaccati come i chicchi nel graspo d?uva. In tal caso si osserva un solo codolo di fusione nella moneta.
Gli stampi, riutilizzabili molte volte, erano realizzati in pietra tenera (arenaria) o in terracotta. Lo stampo in terracotta, ben pi? facile da modellare, poteva bruciarsi a seguito del succedesi delle fusioni, smangiare le asperit? e produrre monete sovrappeso. D?altro canto, stampi in terracotta prodotti usando un?altra moneta come stampo, producevano monete costantemente sottopeso, dato il fenomeno fisico di riduzione di volume del metallo nel passaggio dallo stato fluido a quello solido. Capitava anche che le due valve dello stampo non combaciassero perfettamente e che quindi la moneta  risultasse di due met? sfasate, non perfettamente giustapposte. Data la metodica di produzione, non raramente si vedono sulla superficie delle monete forellini riferibili a bollicine rimaste intrappolate nel rame fuso.
 

aes signatum

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    aes signatum

a datazione dell?aes signatum si ? avvalsa del ritrovamento presso il Santuario di Demetra a Bitalemi (Gela) di un frammento di ramo secco databile con certezza tra il 570 e il 540 aC. Queste osservazioni archeologiche sono confermate dalla lettura di un famoso passo di Plinio:  
 
"Servius rex primus signavit aes. antea rudi usos Romae Timaeus tradit. Signatum est nota Pecutvm, unde et pecunia appellata."
Il re Servio Tullio per primo impresse il rame. Prima, come racconta Timeo, era in uso il rame grezzo. Il sigillo impresso  rappresentava una pecora, da qui la moneta venne chiamata pecunia.
                                           Naturalis Historia XXXIII, XIII
Il passo di Plinio suggerisce che a Roma, non diversamente dalle altre citt? etrusche dell?Italia centrale, si usasse rame a peso in pezzi informi (aes rude). A Servio Tullio (Re dal 578 al 534), riformatore della societ? romana, ? attribuito il merito di contrassegnare il rame, cio? di produrre aes signatum. Ci? si sposa con i ritrovamenti di Bitalemi attribuibili al medesimo periodo.  L?aes signatum non ebbe mai ruolo reale negli scambi commerciali al minuto, dato il suo peso (dai 1200 ai 1800 gr) ma piuttosto quello di riserva di valore o deposito in attesa di fusione o frammentazione. Oltre al ramo secco, furono fusi pani raffiguranti elefante, toro, due galli, anfora, tridente, Pegaso. Sfugge finora il ritrovamento di un aes signatum ?nota pecudum? come riferito da Plinio, ma il fatto che non sia stato ritrovato non significa che non sia esistito. La produzione di aes signatum avvenne fin nel III secolo.     

      
   
Aes signatum: elefante  e scrofa;  toro (frammento);  caduceo, tridente, ancora.
La variabilit? del peso dell?aes rude e signatum costringeva a pesate per ogni contrattazione, mentre il riferimento ad un sistema di pesi fisso avrebbe risparmiato questa fatica. Del resto era lampante l?esempio fornito dai mercati costieri dove presso le colonie greche, da secoli,  erano in uso comode monete d?argento che facilitavano i commerci. Certamente monete straniere, didracme delle vicine citt?, come Neapolis o Tarentum, circolavano gi? a Roma e sopperivano alla mancanza di una moneta vera e propria. 
La tradizione secolare del lingotto di rame ebbe una svolta quando anche a Roma, verso la fine del IV secolo,  si decise di produrre un sistema articolato in frazioni fisse, contrassegnate ognuna da segni di valore e da tipi che ne garantissero bont? e peso. Nacque l?aes grave, la prima moneta propriamente detta adottata nella citt? capitolina. E? incontestabile per? che l?adozione della moneta moneta a Roma avvenne con un consistente ritardo rispetto alle altre citt? del mondo classico.

2 - Il sistema monetario dell'aes grave

A Roma la prima moneta propriamente detta fu quindi l?asse librale (aes grave = asse pesante). Esso assumeva la forma della moneta come la conosciamo adesso, mantenendo alcuni tratti ?primitivi? come il modulo imponente dei nominali maggiori e la tecnica peculiare adottata per produrlo, la fusione. Il sistema duodecimale dell?aes grave era articolato nel seguente modo: 
Nominale Segno del valore Peso teorico
(serie Giano/prora)
Valore
ASSE
I
272 g 1
SEMIS
S
136 g 1/2
TRIENTE
????
90 g 1/3
QUADRANTE
???
68 g 1/4
SESTANTE
??
45 g 1/6
ONCIA
?
22 g 1/12
SEMIONCIA
Σ
11 g 1/24

Aes rude e aes signatum

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1 - Aes rude e aes signatum

Nell?Italia centro-settentionale dal Neolitico fin in epoca storica sono di frequente riscontro ?ripostigli metallici?, ovvero accatastamenti di oggetti di bronzo di varia natura, messi da parte come tesaurizzazione, deposito di fonderia o deposito votivo. I ripostigli sono composti da oggetti finiti (vanghe, falci, asce), pani di rame frammentati ma anche integri. Tali depositi dimostrano come nell?economia dell?Italia centro settentrionale, cui manca l?argento ma abbondano ferro e rame, la riserva di valore ? costituita essenzialmente dal rame, in frammenti o gi? fuso in oggetti d?uso quotidiano. In questi contesti si osservano dei frammenti informi (denominati seguendo Plinio aes rude) di peso variabile provenienti dalla frammentazione di pani maggiori. All?aes rude ? attribuita la funzione di mezzo di scambio nei rapporti commerciali, quindi la funzione di premoneta. Ogni scambio andava chiaramente regolato pesando con una bilancia  i singoli pezzi di rame fino alla misura prefissata.
 
                             
Aes rude 11 gr                                                        Aes rude contromarcato
Aes rude 33 gr
Frammenti di rame, riconducibili a aes rude sono stati trovati come obolo di Caronte in sepolture Villanoviane dal IX al III secolo aC. L?aes rude proviene forse da pani quadrangolari di rame che, inizialmente informi, sono poi caratterizzati dalla presenza di una raffigurazione detta ?ramo secco?. Questi pani quadrangolari di rame, sempre seguendo Plinio, sono denominati aes signatum.  Le zone principali di produzione e di circolazione del ramo secco sono l?Emilia e i territori etruschi compresa Populonia. Si ? sostenuto che il disegno schematico del ramo secco avessero lo scopo pratico di invogliare la frammentazione in parti definite, anche se l?obliquit? delle linee certamente non aiuta a spezzettarlo.

Monete romane in bronzo

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Le monete romane iniziarono ad esistere solo nella seconda fase della Repubblica. Nella periodo iniziale della storia di Roma, dalla sua fondazione (25 aprile 753 a.C.), durante il periodo monarchico (753-509 a.C.) e parte del periodo repubblicano (509-31 a.C.), il metallo valutato a peso rappresentava il mezzo di scambio utilizzato nel commercio in alternativa al baratto; il metallo si usava e sottoforma di blocchi di bronzo fusi di forma irregolare e dimensioni variabili (aes rude). Ovviamente, il principale inconveniente di questo tipo di forma di pagamento consisteva nella necessità di pesare il quantitativo di bronzo da utilizzare per ogni scambio.
Presumibilmente su iniziativa dapprima di mercanti e poi del governo, cominciarono ad essere utilizzati lingotti in bronzo di forma regolare, solitamente rettangolare, che riportavano dei segni tali da permettere il riconoscimento del produttore (aes signatum). Anche con questa tecnica, però, mancava l'uniformità di peso (e quindi del valore) di questi oggetti, cosa che non permetteva di considerarli ancora una forma di moneta.
Le prime monete romane durante la Repubblica fu l'asse (aes grave o aes librale), introdotto con l'avvio dei commerci su mare intorno al 335 a.C.. La realizzazione dell'asse in questa fase avveniva sempre tramite fusione, invece che tramite battitura a martello. Il suo peso fu inizialmente pari ad una libbra latina (273 g), diventando poi pari ad una libbra romana (327 g).
Il valore dell'asse si ridusse nel tempo, acquisendo progressivamente il valore delle sue frazioni, con 1/2 libbra romana nel 286 a.C., 1/6 di libbra nel 268 a.C., 1 oncia (cioè 1/12 di libbra) nel 217 a.C. e 1/2 oncia nell'89 a.C..