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giovedì 3 novembre 2011

Magistrature romane sulle monete

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Tale magistratura, faceva parte del vigintisexvirato ed era posta all'inizio del cursus honorum. Era una di quelle magistrature ricoperte dai giovani esponenti delle Gens romane che aspiravano alla carriera politica. La durata della carica era di un anno, vi si accedeva verso i venticinque anni.

Nel periodo di Cesare il numero dei magistrati fu portato a quattro (IIII vir) per gli anni dal 44 fino al 40, anno in cui la zecca di Roma, a causa dell?infuriare della guerra civile, sospese per un certo periodo la produzione di moneta.?
Le mansioni dei tresviri erano diverse:?
- approvvigionamento delle materie prime da cui ricavare i tondelli per le monete, garantendone il titolo;
- produzione del tondello di peso e lega garantita;
- scelta della tipologia e l?incisione dei conii;
- controllo della produzione antifrode mediante funzionari (nummularii) interni alla zecca
- in generale gestione amministrativa della zecca.

 
epigrafe dei tempi di Augusto


 
L?attivit? della zecca di Roma in et? repubblicana era controllata dai Tresviri monetales aere argento auro flando feriundo.

Era un collegio composto da tre membri detti triumviri monetali. Uno di essi era preminente ed il suo nome compariva sulle monete per esteso a garanzia della legalit? dell?emissione.

La data di introduzione di questa carica ? incerta: secondo alcuni storici risalirebbe al 289 a.C. Secondo altri, propensi a ricollegarla all'emissione del denario, sarebbe da collocare nel 269 a.C.

I nomi dei magistrati sulle monete sono riprodotti interi oppure in monogrammi. A volte il tipo del dritto o del rovescio alludeva per assonanza al nome stesso del magistrato (tipi parlanti).


Lucrezia, 76 aC, RRC 390/1. Testa radiata? del Sole. / Crescente lunare e sette stelle. Esempio di tipo parlante. Il nome del monetario Trio ? riverberato dalle sette stelle del nord (un riferimento nelle costellazioni antiche simile alla nostra stella polare) dette septem triones. Il rovescio ? da risolvere come un rebus.

Monete romane d'oro

HTML clipboardLa produzione di monete romane in oro fu sporadica prima della conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare, con la conseguente disponibilità di metallo delle sue miniere. Le prime emissioni di stateri in stile greco, per il commercio nella Magna Grecia e con l'oriente, si ebbe nel 286 a.C., con un peso di 6,81g, seguita da una serie nel 209 a.C. con un peso di 3,41 g. I primi aurei del sistema monetario romano si ebbero con Silla  nell'87 a.C., caratterizzati da un valore di 1/30 di libbra italica, pari a 9,11 g. Nel 61 a.C. seguì un'emissione da parte di Pompeo, con un valore di 1/36 di libbra romana, pari a 9,06 g. Nel 48 a.C. iniziarono le emissioni di aurei da parte di Giulio Cesare, inizialmente con un valore di 1/38 di libbra (8,55 g) e successivamente (sempre nel 48 a.C.) con un valore di 1/40 di libbra (8,02 g).

Monete romane in argento

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Monete romane in argento

Intorno al 300 a.C. i romani vengono in contatto con la civiltà greca del sud Italia. Nelle relazioni con le città della Magna Grecia, dove venivano utilizzare monete in argento di derivazione greca, le monete in bronzo avevano un valore insufficiente per gli scambi commerciali.
La prima moneta romana d'argento fu il didramma. Questa moneta, realizzata sullo base del sistema monetario greco, fu coniata a Capua nel 312 a.C. con un peso di 6,82 g. Il didramma venne sostituito a partire dal 221 a.C. da un'altra moneta in argento, il vittoriato, che ebbe, però, scarsa diffusione.
La moneta romana d'argento alla base dell'economia di Roma fu però il denario, coniato a partire dal 268 a.C.. Il suo valore iniziale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g). Nel 217 a.C. il denario fu rivalutato a 16 assi, a seguito della riduzione del valore di quest'ultimo. Sebbene il denario fu il riferimento dell'economia romana dalla sua introduzione fino alla fine della sua coniazione alla metà del III secolo DC, la sua purezza e peso andarono lentamente riducendosi. La svalutazione delle monete romane, fenomeno costante alla fine della Repubblica e per tutto l'Impero, era causata da una serie di cause, come la mancanza di metallo prezioso e lo scarso rigore delle finanze dell'Impero, con la conseguenza di una forte inflazione.

Monete romane in bronzo

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Le monete romane iniziarono ad esistere solo nella seconda fase della Repubblica. Nella periodo iniziale della storia di Roma, dalla sua fondazione (25 aprile 753 a.C.), durante il periodo monarchico (753-509 a.C.) e parte del periodo repubblicano (509-31 a.C.), il metallo valutato a peso rappresentava il mezzo di scambio utilizzato nel commercio in alternativa al baratto; il metallo si usava e sottoforma di blocchi di bronzo fusi di forma irregolare e dimensioni variabili (aes rude). Ovviamente, il principale inconveniente di questo tipo di forma di pagamento consisteva nella necessità di pesare il quantitativo di bronzo da utilizzare per ogni scambio.
Presumibilmente su iniziativa dapprima di mercanti e poi del governo, cominciarono ad essere utilizzati lingotti in bronzo di forma regolare, solitamente rettangolare, che riportavano dei segni tali da permettere il riconoscimento del produttore (aes signatum). Anche con questa tecnica, però, mancava l'uniformità di peso (e quindi del valore) di questi oggetti, cosa che non permetteva di considerarli ancora una forma di moneta.
Le prime monete romane durante la Repubblica fu l'asse (aes grave o aes librale), introdotto con l'avvio dei commerci su mare intorno al 335 a.C.. La realizzazione dell'asse in questa fase avveniva sempre tramite fusione, invece che tramite battitura a martello. Il suo peso fu inizialmente pari ad una libbra latina (273 g), diventando poi pari ad una libbra romana (327 g).
Il valore dell'asse si ridusse nel tempo, acquisendo progressivamente il valore delle sue frazioni, con 1/2 libbra romana nel 286 a.C., 1/6 di libbra nel 268 a.C., 1 oncia (cioè 1/12 di libbra) nel 217 a.C. e 1/2 oncia nell'89 a.C..